Alla fine della fiera

Dopo cinque giorni di Più libri più liberi il classico resoconto noioso e banale è d’obbligo. Quest’anno più che mai, perché non ho vissuto la fiera da lettore, come gli altri anni, ma da scrittore (con tutte le virgolette del caso).

Ho girato spesso nel palazzo dei congressi ma ero distratto da quello che stava accadendo allo stand T53, dove la Watson ha esordito, insieme a E liberami dalla gente. Amen., il mio ultimo nato, presentato in anteprima proprio qui.

Il quinto giorno il libro era già esaurito, i primi commenti erano arrivati e la felicità di aver incontrato voi che l’avete accuratamente cercato è stata impagabile. Anzi, a voi dovrei davvero dedicare un post specifico ma poi diventerei troppo poco antipatico, e non posso permetterlo. Almeno non pubblicamente.

Bene, finita la parte sdolcinata, tocca nominare anche le persone che hanno reso questi cinque giorni bellissimi (non prendete l’elenco troppo sul serio).

Ivan, Arianna e Andrea, nonché la Watson. Martina, piccola, bassa e antipatica, capace però di scattare foto decenti. Daniele, Ilaria, Valerio, Federica, perché in fondo mi vogliono bene. Filippo, ragazzo dello staff che ci ha tenuto sotto controllo per i cinque giorni e ora sicuramente ci odia un po’ tutti. Andrea Rezzonico (autore di Hollywood Memories) per aver messo me in copertina. Cetta De Luca (autrice di Anna), che non ha fatto mai mancare un buon bicchiere di vino per rendere tutto più sopportabile. Vincenzo Restivo (autore de Il tempo caldo delle mosche) che è praticamente il primo collega Watson conosciuto. Francesca Caldiani (autrice di Jonas Grinn), amata tanto da bambini e da persone che non la conoscono ancora. Valentina Capaldi (autrice di Dopo 500 anni) regina delle recensioni. Simona Ferruggia (autrice de Il cuore segreto), amante del genere rosa. Carla Fortebracci (autrice di Neraluna) per l’irresistibile contrasto tra autrice e copertina del romanzo. Carlo Deffenu (autore de Il clan dei cari estinti) il cui romanzo attirava l’attenzione di tutti quelli che passavano davanti lo stand. Danilo Falco (autore de La benedizione del male) che forse non è così spaventoso come i suoi romanzi lasciano intendere. William Silvestri (autore di Serial Kinder), scrittore del thriller grottesco per eccellenza. E ancora Claudia Crocioni (autrice de La danza degli spiriti), Marco Ciconte (autore di Romanzo nascosto), Tarek Komin (autore di Emilio Seminci), Pasquale Saggese (autore di Parthenope), Alberto Ventimiglia (autore di Viaggiando contromano), Claudio Conti (autore de L’amico francese) e Daniele Picciuti (autore di Nero Elfico).

Mi sono reso conto solo adesso che sono talmente tanti nomi che sicuramente avrò fatto qualche gaffe.

Non va naturalmente dimenticato chi, attraverso internet, ci ha regalato tante risate. Forse inconsapevolmente, questo è vero, ma il ringraziamento lo meritano lo stesso, perché anche quelle risate rientrano nei momenti migliori vissuti alla Fiera.

Volevo scrivere tante altre cose, ma ala fine più che un resoconto si è rivelato un semplice ringraziamento post fiera, ma è già abbastanza lungo così, quindi può andar bene.

Antonio Schiena

Domande da NON fare a uno scrittore emergente

Lo scrittore emergente è una strana creatura molto diffusa sul territorio italiano. Ci si avvicina a lui talvolta con tenerezza, talvolta con compassione, quasi sempre con curiosità.

Curiosità che porta a fare sempre le stesse domande: quelle sbagliate!

Per cui, per evitare di incorrere in questi problemi, ecco quali sono le domande da evitare a tutti i costi, sempre che non vogliate comparire in uno dei romanzi che l’autore sta scrivendo e essere uccisi in maniera atroce.

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40 regole da seguire per scrivere bene

Un paio di giorni fa ho comprato On Writing di Stephen King e, in attesa che la lettura mi trasformi in uno scrittore fatto e finito, non potevo non pensare a questo famoso elenco di regole sempre valide.

(tratto da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000 – Umberto Eco ha tradotto una serie di regole piuttosto diffuse tra i business writer americani. Non si sa chi sia l’effettivo autore dell’elenco.)

  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
  2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
  3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
  4. Esprimiti siccome ti nutri.
  5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
  6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
  7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
  8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
  9. Non generalizzare mai.
  10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
  11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
  12. I paragoni sono come le frasi fatte.
  13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
  14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
  15. Sii sempre più o meno specifico.
  16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
  17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
  18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
  19. Metti, le virgole, al posto giusto.
  20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
  21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
  22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
  23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
  24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
  25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
  26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
  27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
  28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
  29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
  30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo,l’autore del 5 maggio.
  31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
  32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
  33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
  34. Non andare troppo sovente a capo.
    Almeno, non quando non serve.
  35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
  36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
  37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
  38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
  39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
  40. Una frase compiuta deve avere.

Da rileggere ogni volta che si è in procinto di correggere quanto scritto.

Antonio Schiena