Esperti di sport e terrorismo internazionale

Ammettiamolo: gli esperti sportivi da ultimo secondo, commentatori compulsivi sui social, meriterebbero un girone a sé all’inferno.

Durante i mondiali di calcio, tutti diventano magicamente esperti di pallone, anche chi, come me, si limita a guardare solo le partite dell’italia, obbligati a seguirle per una sorta di imposizione sociale da cui è davvero difficile scappare.

Qualche tempo fa si sono ritrovati tutti ad essere esperti di tennis. Non ricordo perché, qualcosa a che fare con una finale tutta italiana e femminile. Dovrei cercare su google, ma in questo caso l’ignoranza è perdonata, non trattandosi di calcio. Tutti esperti, tutti appassionati, tutto finito nel giro di 24 ore.

Circa una settimana fa invece è stato il turno del motociclismo e di Valentino che, tralasciando momentaneamente le sormontabili beghe riguardanti la sua evasione fiscale, ha fatto parlare tutti di biscotti e di ingiustizie in un mondo mai seguito prima, diventando simbolo dell’Italia migliore.

Il potere dello sport, la sua forza aggregante mi ero detto all’inizio. E tutti gli appassionati da ultimo secondo mi erano anche stati simpatici. Per circa quattro secondi. Poi ho sperato con tutto me stesso che la smettessero di esprimere opinioni sportive così banali, solo per l’obbligo di dover dire qualcosa a tutti i costi.

E loro, stranamente, mi hanno accontentato.

In questi giorni nessuno era più esperto di sport. No.

Sono diventati tutti esperti di storia, politica estera e religione. Parlano di terrorismo, bombe, islamismo, invasione, frontiere, ma se chiedi loro con cosa confina l’Italia o qualche capoluogo di regione, devono rifletterci qualche minuto prima di ammettere di non saper rispondere.

E ho capito che in effetti non era tanto male quando tutti erano esperti di sport.

Antonio Schiena – Lo Schiaffo